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Il pensiero e il vento

[Prova d’autore]. Quella mattina il Nostro scendeva lungo la via ch’era illuminata dal sole ma attraversata dal vento ed era concitato, avvertiva la mano  destra nella tasca del cappotto nervosa e impegnata a dirigere il movimento delle dita  come quando esse  sorreggono il senso d’un discorso o la curva d’una discussione, parlava animatamente col suo pensiero…

Non vi passava a caso, da quella via, ma v’era stato quasi costretto dal suo pensiero il quale da giorni  lo conduceva in giro per la città quasi inseguisse una traccia e quella mattina pareva l’avesse intravista ed era per questo concitato, il pensiero, che aveva percepito la traccia.

Il Nostro era guidato dal pensiero che gliela faceva da tempo da gran padrone, quella mattina come la sera e la sera avanti e pure la notte, nel sonno e nel sogno. Il pensiero quasi l’aggrediva, gli diceva di tanto e d’altro e del fastidio del vento che sollevava la polvere, infastidiva gli alberi, osteggiava le nuvole pregne d’acqua, danneggiava il grembo delle piante.

Seguendo la traccia quella mattina il pensiero riuscì ad incontrare il vento, gli disse: «Fermati!» e il vento acconsentì e subito gli alberi cessarono di torcere i rami e perdere le foglie,  e i panni stesi dalle massaie si ricomposero nella forma loro propria e la polvere si depositò sul terreno e i fiori dischiusero le mani.

-«Che vuoi?» – chiese al pensiero il vento –  «perché interrompi la mia vita ch’è quella di correre e correre, correre sempre più veloce e spazzare via tutto?».

-«Ho bisogno di parlarti» – disse il pensiero – «quando tu non ci sei tutto scorre sempre uguale a se stesso, e dicono che sia una cosa buona».

-«Non posso fermarmi» – gli rispose il vento – «se lo facessi non sarei più vento. Fai una cosa piuttosto, sei tu che sei libero e leggero e puoi farlo, sei tu che, se vuoi parlarmi, puoi dispiegarti e correre con me. Sei tu che sei libero di scegliere, d’essere sempre eguale a te stesso oppure alzarti verso il cielo, sollevarti e scuotere il vivere quieto degli uomini».

Il pensiero stette un momento a riflettere e pensò, annuendo, ch’era libero e leggero, accettò  senza dir nulla, s’accostò al vento e prese a correre insieme a lui. Se ne andò col vento.

Il Nostro restò solo lungo la via ma ciò non gli fu cosa sgradita, anzi, perché d’improvviso avvertì che s’era liberato d’un gran peso, il peso del suo pensiero che l’opprimeva, gli era sempre presente anche di notte causandogli insonnia e mal di testa. Si sentì anche lui come il vento, come il pensiero che se n’era andato col vento, avvertì sulla sua mano un soffio d’aria che lo carezzava, che l’avvolse,  quasi prendendolo, libero e leggero, liberato dal pensiero, e prese a correre pure lui.  

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